Indice articoli

Cenni storici

L’omosessualità era ampiamente praticata ai tempi dell’impero romano e dell’antica Grecia, ed era accettata come cosa naturale in tutti i ceti sociali. Difatti la letteratura e le arti figurative non aveva problemi nel rappresentare rapporti omosessuali perché considerati né disdicevoli né peccaminosi.

I primi segni di condanna all’omosessualità emergono dagli scritti di sant’Agostino e di san Tommaso d’Aquino i quali affermano che ogni atto sessuale non finalizzato alla procreazione è considerato innaturale e peccaminoso. La chiesa facendo proprio questo concetto si eresse ad autorità suprema e gli omosessuali venivano puniti e giudicati con leggi arbitrarie. Talvolta venivano  costretti alla preghiera e alla penitenza, altre volte torturati o mandati al rogo. Questa condanna all’omosessualità come “peccato” è durata fino al diciannovesimo secolo per poi essere sostituita come “malattia” da una prospettiva medica sulla sessualità. Dalla metà del ventesimo secolo, l'omosessualità non è più considerata una “malattia” ma permangono alcuni concetti di omofobia che rendono difficile vivere con serenità la propria normalità di omosessuale.

 

Navigando nel sito accetti l'uso dei cookie.