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Vittima e carnefice

Il comportamento violento dell'uomo, può dipende da problemi  psichici ma anche da una sua  cultura arcaica troppo radicata  che non riesce ad accettare l’emancipazione femminile, vede la donna non come persona ma oggetto da sottomettere e plasmare a suo piacere. E' spaventato davanti alla possibilità di un rapporto alla pari e quando incontra sul suo cammino la donna che aspira a far valere i propri diritti e bisogni scattano le violenze. Se in questo caso la donna  ha autostima a sufficienza  e fiuta la natura dell'uomo, si salva andando via da lui e da un destino amaro. Ma quasi sempre l’uomo violento ha le antenne e sa chi catturare, cosi vittima e carnefice si uniscono in un rapporto perverso e malato: non c’è vittima senza carnefice e viceversa, l’uno da vita all’altro. In entrambi i casi sono persone disturbate psicologicamente che nella sofferenza sentono di esistere. Quando decidono di creare una  famiglia, hanno gettato quel seme che non tarderà a dare i suoi frutti e se decidono di mettere al mondo dei figli, lei spera che la nascita di un bambino possa portare il compagno ad avere un comportamento meno violento. Ma anche in gravidanza la donna non viene risparmiata da violenze fisiche e psicologiche e la sua delusione aumenta. Quando la donna incomincia ad avere qualche accenno di reazione, lui giura che è stata l’ultima volta e che non si ripeterà. Dietro tanta violenza agiscono motivazioni inconsce o  problemi psichici, che non è possibile risolvere soltanto con un atto di volontà, ma andrebbero affrontati con una lunga analisi che comporta una consapevolezza del problema che in questi soggetti manca. Spesso  pensano di essere vittime e che il problema stia dall’altra parte. In altri casi l'uomo è un alcolizzato e l’alcoolismo oltre ad essere una dipendenza distruttiva per se e per la famiglia  rendere l'uomo violento.

 

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