La violenza nella famiglia non è un fenomeno dei nostri tempi ma vecchio quanto il mondo. Oggi a differenza di ieri è resa pubblica attraverso i mass media e associazioni nate con lo scopo di aiutare la donna a dare voce a un dolore soffocato per anni nel profondo dell’anima aiutandola a  riscattarsi da una realtà drammatica, fatta di violenza fisica e psicologica. Nonostante la si inviti ad uscire allo scoperto denunciando il proprio carnefice, mettendo fine a situazioni dolorose e insostenibili che si protraggono da anni; la donna sa che non è un percorso facile e molte volte preferisce rimanere nel proprio dramma,rinunciando alla possibilità di una rinascita, per se e  per i figli.

Spesso è minacciata di morte dall'uomo quando decide di lasciarlo. Per sua esperienza sa che un uomo "malato" può arrivare a tanto. In questo caso preferisce continuare a vivere una vita di violenze alla quale è abituata piuttosto che vivere nel terrore di conseguenze peggiori. Si isola e si allontana dal mondo esterno a causa del senso di vergogna che accompagna la sua esistenza. Cosi facendo nega il suo dramma aggrappandosi alla convinzione che prima o poi  le cose cambieranno: preferisce credere alle false promesse piuttosto che affrontare la realtà. Negando il suo dramma nega anche quello dei figli tracciando il loro destino. Spesso spinta dalla forza della disperazione  decide di dire basta a una vita impossibile rivolgendosi alle autorità e chiedendo sostegno alle associazioni, che in maggioranza sono costituite da donne che hanno superato lo stesso dramma e si "battono" affinché anche le altre riescano a recuperare una propria dignità e autostima.


Gli uomini violenti sono attori nati

La donna spera sempre che il compagno torni ad essere l’uomo innamorato e premuroso che ha conosciuto, non sa che si è avvicinato a lei attraverso una maschera sotto la quale  nascondeva la brutalità che sperimenta tutti i giorni sulla sua pelle. Sono uomini che seducono con atteggiamento premuroso e galante che  serve loro per avere amore e accettazione, dopo manifestano i segni di un carattere violento e aggressivo. Quasi sempre la vittima davanti al primo episodio rimane sbigottita perché fa i conti con una persona molto diversa da quella conosciuta e dalla quale non si sarebbe mai aspettato una simile reazione; ma lui è troppo bravo a scusarsi adducendo  scuse plausibili e riuscendo ad avere il suo perdono. Quell’episodio non è altro che il primo di una lunga serie e ancora una volta arrivano le dovute scuse con la promessa che non accadrà più.

Il rifiuto di accettare la realtà cosi com’è, fa scattare l’illusione di poterlo cambiare "il mio amore lo cambierà" ma rimane un illusione, perché nonostante le promesse e le lacrime di coccodrillo ricadrà sempre nei comportamenti che promette di evitare.
Le violenze soprattutto quelle psicologiche annientano la donna, azzerano la sua autostima, la sua dignità e tutte le accuse che le vengono lanciate contro fanno si che cominci a pensare di  essere colpevole, di aver provocato la sua reazione, credere che tanta crudeltà sia meritata, che è lei causa del suo comportamento violento: si sente colpevole e fa di tutto per evitare ogni possibile motivo di reazione. L'uomo violento condiziona la sua vittima fino ad annientarla, e la donna pensa di stare dalla parte del torto. Quasi sempre sono banalità a far scattare l’uomo violento e la sua ira dipende da un disturbo psichico.


Vittima e carnefice

Il comportamento violento dell'uomo, può dipende da problemi  psichici ma anche da una sua  cultura arcaica troppo radicata  che non riesce ad accettare l’emancipazione femminile, vede la donna non come persona ma oggetto da sottomettere e plasmare a suo piacere. E' spaventato davanti alla possibilità di un rapporto alla pari e quando incontra sul suo cammino la donna che aspira a far valere i propri diritti e bisogni scattano le violenze. Se in questo caso la donna  ha autostima a sufficienza  e fiuta la natura dell'uomo, si salva andando via da lui e da un destino amaro. Ma quasi sempre l’uomo violento ha le antenne e sa chi catturare, cosi vittima e carnefice si uniscono in un rapporto perverso e malato: non c’è vittima senza carnefice e viceversa, l’uno da vita all’altro. In entrambi i casi sono persone disturbate psicologicamente che nella sofferenza sentono di esistere. Quando decidono di creare una  famiglia, hanno gettato quel seme che non tarderà a dare i suoi frutti e se decidono di mettere al mondo dei figli, lei spera che la nascita di un bambino possa portare il compagno ad avere un comportamento meno violento. Ma anche in gravidanza la donna non viene risparmiata da violenze fisiche e psicologiche e la sua delusione aumenta. Quando la donna incomincia ad avere qualche accenno di reazione, lui giura che è stata l’ultima volta e che non si ripeterà. Dietro tanta violenza agiscono motivazioni inconsce o  problemi psichici, che non è possibile risolvere soltanto con un atto di volontà, ma andrebbero affrontati con una lunga analisi che comporta una consapevolezza del problema che in questi soggetti manca. Spesso  pensano di essere vittime e che il problema stia dall’altra parte. In altri casi l'uomo è un alcolizzato e l’alcoolismo oltre ad essere una dipendenza distruttiva per se e per la famiglia  rendere l'uomo violento.


Famiglia violenta

Un uomo o una donna vissuti in una famiglia violenta vittime di un ambiente "malato" saranno anche essi dei violenti. Quando un uomo violento diventa padre, quasi sempre diventa padre-padrone e anche i figli faranno inevitabilmente i conti con una realtà "malata" fatta di violenze e soprusi e non c’è cosa peggiore per un bambino assistere impotenti a tanta violenza. L’uomo violento non ha considerazione per nessuno, è dispotico e arrogante cosi lontano dal mondo dei sentimenti "buoni" che da sfogo alla sua ira appena sente un minimo di frustrazione. Il bambino è confuso, non comprende ciò che accade, vive costantemente con la sensazione di un dramma imminente perché impara che nella sua famiglia basta un nonnulla per vivere una tragedia. Sono bambini che hanno la morte nel cuore, vorrebbero amore e dedizione, ma ricevono botte e umiliazioni, diventano grandi prima del tempo, non possono vivere la loro età che è fatta di giochi e amore, imparano a non chiedere e reprimono i loro sentimenti in un mondo fatto di dolore e solitudine, sanno che nessuno li ascolterà. Sono bambini a cui è stata negata una realtà serena fatta di sogni e spensieratezza. Si sentono perennemente in colpa perché pensano che quanto accade è colpa loro: vivono una realtà drammatica.

I sintomi del disagio genera in loro disturbi psico-fisici

  • Incubi notturni
  • Pipi a letto
  • Tristezza
  • Scarso rendimento scolastico
  • Difficoltà di concentrazione
  • Disturbi di alimentazione
  • Bassa autostima
  • Sensi d’inferiorità

I bambini non amati non si amano, non si accettano in quanto rifiutati, non hanno fiducia nel prossimo, non potrebbero, sono stati traditi da chi avrebbe dovuto amarli e coccolarli. Il volto di questi bambini si distingue: è una maschera di paura, terrore, difficilmente sorridono, per farlo dovrebbero gioire ma è una condizione che non conoscono, vivono nell’angoscia. Cresciuti in un clima di odio e violenza difficilmente diventano soggetti equilibrati, i sentimenti introiettati purtroppo giacciono nel loro profondo, disturbando pensieri e comportamento, la violenza genera violenza, e chi non ha conosciuto amore di rimando non può darlo e cosi siamo costretti ad assistere impotenti  ad una catena di violenza che intreccia diverse generazioni. Inconsciamente per giustificare la violenza subita dai propri genitori si fa violenza a vittime innocenti (uomo, donna, figli).


Decidere cosa fare

Bisogna uscire allo scoperto prima che sia troppo tardi, i carnefici si nutrono del silenzio delle vittime. La cronaca è piena di tragedie familiari, famiglie intere spazzate via dalla follia omicida di uomini "disturbati", tragedie annunciate che si potevano evitare se solo le vittime avessero ricevuto  quell’aiuto, molte volte chiesto e mai  ricevuto. Il più delle volte sono donne che hanno denunciato invano il loro assassino. Le autorità dovrebbero sviluppare maggiore sensibilità verso questa drammatica realtà e non accumulare fascicoli di denunce senza operare provvedimenti, loro  in primis devono tutelare le vittime della violenza e i carnefici dovrebbero pagare con la giusta pena. Se questa realtà venisse affrontata con coscienza da chi di dovere, forse avremmo molte vittime in meno. Le vittime hanno bisogno di essere tutelate per poter riappropriarsi della propria vita ma soprattutto della loro dignità.


 

Le donne violenti

Purtroppo anche la violenza femminile aumenta sempre più nelle pareti domestiche verso mariti e figli. La donna sfoga la propria frustrazione su di loro e quasi sempre il marito è un uomo succube e sottomesso che non ha la forza di ribellarsi alla moglie a causa di una personalità fragile: sicuramente è un uomo che da bambino è stato vittima di una madre aggressiva e autoritaria, destino analogo spetterà ai propri figli.
Una madre violenta lascia cicatrici indelebili, non solo fisiche ma soprattutto a livello psicologico: un bambino aggredito è un bambino che vive nel terrore e la cosa più drammatica è che deve imparare molto presto a difendersi dalla persona che ama di più. Il bambino non riesce ad odiare la propria madre, ma comincia a  sentirsi cattivo e quindi meritevole della violenza subita: il suo equilibrio psichico comincerà ad essere disturbato e anche la sfera emozionale. Si sentirà un bambino cattivo e comincerà a comportarsi da tale. Infatti già all’asilo notiamo bambini violenti e aggressivi, piccoli bulli che mettono in atto ciò che sperimentano nelle mura domestiche. Un bambino violento sarà un adolescente violento dove spesso imboccherà strade senza ritorno:  droga, dell’alcoolismo,  criminalità, assumerà comportamenti distruttivi e autodistruttivi, diventerà un adulto violento con le persone che incontrerà sul suo cammino.
Vi sono molte persone che fanno violenza, solo per il gusto di farla, per vedere la vittima soffrire, per sentirsi importanti,per godere sessualmente, per vincere la noia. La violenza non esiste solo tra le mura domestiche, ma vive tra noi. La violenza è madre della violenza.

La persona violenta, fino a quando non sarà consapevole del suo disturbo psichico e chiederà aiuto psicologico per spezzare la catena di abusi e soprusi, resterà una persona "malata" che vagherà nel mondo seminando violenza.

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